Dalla terra alla tavola. La cucina dell’orto.

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Mi è capitato molte volte di rispondere alle domande di giornalisti o ospiti del mio ristorante su come mai abbia deciso di cucinare con verdure coltivate nel mio orto. Non è questione di mode o stravaganza ma un bisogno.

La necessità di avere un “Orto mio” è stata spontanea, quasi viscerale. In più occasioni nel corso della mia carriera e nella mia vita privata mi sono chiesto: cosa sappiamo veramente del cibo di cui ci nutriamo?

E’ diventato necessario riappropriarci di questo valore per capire chi siamo e da dove veniamo. In questo senso i miei piatti vengono realizzati con verdure di cui conosco la storia, il percorso, la provenienza diventa un elemento vivo in tavola, una narrazione della terra, la nostra identità passata e futura.

“Orto mio” è un modo per accompagnarvi in questo percorso di scoperta, un viaggio che vuole percorrere a ritroso il cammino che le generazioni precedenti non avevamo bisogno di intraprendere perché vivevano un rapporto più sacro e riconoscente nei confronti di ciò che Madre Natura offriva.

“Orto mio” è una filosofia. L’orto è seminato, curato con attenzione come se fossi un vero e proprio agricoltore. “Orto mio” diventa così anche un’iniziativa simbolica per sostenere il lavoro dei contadini, un progetto agricolo da cui prendere spunto, per invogliare le nuove generazioni a coltivare il loro pezzo di terra sottraendola a un possibile futuro di abbandono e degrado o a un destino di cementificazione, togliendo bellezza e meraviglia al paesaggio.

“Orto mio” è uno stile di vita diverso in cui si pensa non solo al benessere ma anche al futuro dell’ambiente.

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